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Benvenuti in questo sito in cui pubblico alcuni miei pensieri.I testi sono messi in ordine di tempo inverso, il primo è il più recente.
Ho anche tre siti ad hoc:

il capitale ha più diritti del cittadino

11 Dicembre 2014

Il fatto che la Ferrari voglia spostare la propria sede fiscale per pagare meno tasse sui propri utili è una vergogna che non dovrebbe essere permessa perché è un chiaro esempio si elusione fiscale. Noi cittadini non possiamo spostare la nostra "sede fiscale" dove ci fa piú comodo e questa disparitá dimostra che oggi le societá di capitali hanno piú diritti delle persone fisiche.

Un altro esempio di tale disparitá è nei trattati di libero commercio che si stanno stipulando in tutto il mondo, tra cui il TTIP tra USA ed Europa. Essi prevedono che le societá di capitali, cioè le multinazionali, possano portare in giudizio gli Stati che adottino politiche sindacali, ambientali o sociali che le danneggiano.

Accettare che il capitale comandi Governi e Parlamenti, che sono le espressione democratiche dei rispettivi popoli, significa accettare che il capitale abbia diritti civili superiori a quelli dei singoli cittadini e di interi popoli. E' a mio avviso una aberrazione dalla quale dobbiamo uscire al piú presto.

TTIP: Popoli e Governi in balia delle multinazionali

19 Ottobre 2014

Ieri Report su RAI3 ha rivelato che una ditta francese sta portando in giudizio il Governo Egiziano perchè, in seguito alla rivolta popolare di tre anni fa, ha concesso un "salario minimo" ai propri cittadini. La ditta lamenta che l'aumento salariale le farà diminuire i guadagni poichè dovrà pagare meglio i propri dipendenti locali. Questa pretesa di comandare Governi e Popoli è il frutto di una mentalità "padronale" che sta per consolidarsi con il trattato internazionale segreto (!) TTIP. Chi ne vuole sapere di più può leggere questo documento:

E' un grave attacco delle multinazionali alla libertà dei popoli e dei Governi, come bene espresso nel documento allegato

Dobbiamo unirci e combattere questa porcheria antidemocratica. Pensate che gli atti della Commissione Europea relativi al TTIP sono SEGRETI anche ai membri del Parlamento Europeo! Perfino le lettere dei vari Governi sono segrete, ad esempio:

Il 22 Ottobre, giorno del voto del Parlamento europeo per la Commissione Juncker, 14 ministri del commercio estero degli stati membri hanno inviato una lettera a Juncker chiedendo che “gli ISDS siano mantenuti integralmente del testo del TTIP”. Tra i firmatari figurano il Regno Unito, la Spagna, l’Irlanda, la Danimarca e la Lituania. Non è dato sapere se anche l’Italia abbia firmato la lettera. TESTO PRESO da www.formiche.net

se si presentasse un caso d'Ebola

15 Ottobre 2014

Cosa succederebbe se in uno qualsiasi degli ospedali italiani, magari uno di provincia, si presentasse una persona che, accusando un qualche malore, dichiarasse di essere di ritorno dall'Africa centrale?

Se esistessero apposite procedure operative verificate e ben conosciute, se il personale ospedaliero avesse a disposizione quelle splendide tute gialle che vediamo in TV, se sapesse quali test clinici eseguire e in quale laboratorio eseguirli, allora potrebbe cercare di capire se si tratta o meno di Ebola.

Se l'ospedale avesse dei locali appositamente predisposti per isolare gli eventuali malati di Ebola, allora potrebbe prendere in cura il malato. Altrimenti, se esistesse un servizio trasporto di persone mortalmente contaggiose, il paziente potrebbe essere trasportato in un ospedale più attrezzato.

Se esistessero delle procedure autorizzate per identificare e sottoporre al test tutti coloro che sono stati in attesa col paziente, li si potrebbe isolare ed, eventualmente, curare.

Se fosse attiva ed operante una struttura investigativa e medica atta ad individuare tutti coloro che sono stati in contatto col paziente negli ultimi giorni, anch'essi potrebbero essere trovati, posti in isolamento e, se necessario, curati.

Sono tanti se, troppi per la nostra Italia di oggi. Speriamo bene!

il cattivo inglese di Renzi

12 Ottobre 2014

Che brutta figura il nostro premier che, in un consesso internazionale, pronuncia la parola inglese Act facendola iniziare con il suono della nostra E!

Anni di cattive scuola, radio e televisione ci hanno fatto credere che in inglese la lettera A si pronuncia sempre col suono della nostra E, ma non è così. Infatti gli inglesi vanno al bAr (pronunciandolo con la nostra A) e in America (sempre con la stessa A). Quando andranno al "bEr" o in "Emerica" potremo dire "jobs Ect", ma fino ad allora dobbiamo dire jobs Act, con il suono della nostra A!

nessun parlamentare in carica dovrebbe essere nominato giudice costituzionale

19 Settembre 2014

La Costituzione non vieta che un parlamentare in carica sia nominato Giudice Costituzionale, ma io trovo scandalose queste nomine perchè con esse la classe politica invade spazi decisionali che non gli competono.

Mandando alla Consulta dei parlamentari in carica si annulla nei fatti quella separazione tra poteri che è il principio cardine di tutte le democrazie parlamentari occidentali.

Che tali nomine siano una prassi discutibile lo dimostra il fatto che dei centoquattro giudici che in sessant'anni si sono succeduti alla Consulta, solo sei sedevano in Parlamento al momento della nomina e che l'ultima volta che ciò accadde fu quasi trent'anni fa.

A documentazione di quanto scrivo ecco l'elenco dei Giudici costituzionali che al momento della nomina erano Parlamentari in carica:

  • Enrico de Nicola dal Senato nel 1955
  • Vincenzo Trimarchi dal Senato nel 1967
  • Leonetto Amadei dalla Camera nel 1972
  • Alberto Malagnini dalla Camera nel 1977
  • Renato dell’Andro dalla Camera nel 1985
  • Ugo Spagnoli dalla Camera nel 1986

ritardi colpa dei giudici?

10 Settembre 2014

La paralisi della Giustizia non sarà colpa dei giudici, però la sentenza che riconosce a mio suocero l’assegno di accompagnamento è stata emessa ad Aprile e al patronato ci dicono che siamo ancora in attesa che il giudice la firmi. Idem per la perdita di possesso di una auto: all’ufficio del Giudice di Pace ci dicono che il giudice ha sentenziato oltre un anno fa, ma non ha ancora firmato la propria sentenza.

scelta delle caratteristiche fisiche del donatore nella donazione eterologa

14 Agosto 2014

La Corte Costituzionale ha riammesso la fecondazione eterologa che, in seguito alle fortissime pressioni della Chiesa, era stata impedita dalla Legge 40.

Ora il Ministro della Salute dice che è necessario un regolamento della fecondazione eterologa che impedisca la scelta del colore della pelle del donatore perché altrimenti sarebbe una forma di razzismo. Razzismo verso chi? Verso gli ovuli o gli spermatozoi congelati che attendono di essere utilizzati? Non credo che se ne abbiano a male se qualcuno non li sceglie! La verità è che con un atto amministrativo vogliono svuotare la sentenza della Corte Costituzionale sperando che in Italia la donazione eterologa venga scelta solo da quelle poche coppie che, coraggiosamente, accettano di affidare alla roulette del caso perfino il colore della pelle del proprio figlio ancora da concepire.

Infatti, scegliere il colore della pelle del figlio è cosa del tutto naturale e scontata poichè ogni donna, quando sceglie liberamente un partner, oltre che sui sentimenti, si basa sui propri canoni estetici e culturali che comprendono origine razziale, colore della pelle, altezza, peso, colore degli occhi... Se è normale che ciò avvenga perfino nei rapporti occasionali non finalizzati a generare prole, a maggior ragione è giusto che possa avvenire nella fecondazione eterologa, quando la donna, o la coppia, seleziona il padre biologico del proprio figlio.

Non è un caso che in tutto il mondo la scelta del donatore avviene in base ad alcune sue caratteristiche fisiche ritenute importanti dalla donna e/o dalla coppia “ricevente”. I cittadini statunitensi scelgono chi sarà l'anonimo padre naturale del loro figlio anche valutando le cartelle cliniche dei donatori, con relative anamnesi familiari.

E' errato parlare di eugenetica se la scelta si limita a quelle caratteristiche del donatore per cui egli sarebbe accettato, o scartato, dalla donna per un normale rapporto di coppia o di procreazione. E non è eugenetica neppure scartare i donatori portatori sani di una qualche patologia, perchè anche le coppie normali prima di procreare sono inviate a fare test clinici per assicurarsi di non essere entrambi portatori sani di una stessa malattia eventualmente endemica nei loro luoghi d'origine.



Scegliere le caratteristiche del padre biologico è importante anche perché affidare al caso il colore della pelle di un figlio può causare problemi alla coppia e al bambino stesso. Infatti, è a chiunque evidente che un bambino col colore della pelle non coerente con quella dei genitori, non può essere figlio biologico di entrambi. Non c’è privacy che tenga, in questi casi è palese che il bambino è il frutto o di un tradimento coniugale o di una fecondazione eterologa o di un adozione. Questa realtà, evidenziata a tutti, può causare due problemi:
  1. Impedisce alle coppie che bebbono ricorrere alla fecondazione eterologa di mantenere il riserbo sulle proprie condizioni sanitarie in ambito riproduttivo, riserbo che eviterebbe facezie circa la fedeltà della moglie o le dubbie capacità amatorie del marito.
  2. La certezza di non essere il figlio di entrambi i genitori può minare il sano ed equilibrato sviluppo psicologico del bambino, specialmente durante il difficile periodo dello sviluppo e della socializzazione.

Si potrebbe obiettare che anche nel caso dell' adozione si possono creare i due problemi sopra espressi. E' vero però l'adozione è differente in quanto si tratta di scegliere bambini già nati e quindi, in questo caso, la scelta del colore della pelle sarebbe veramente discriminatoria e quindi razzista.

scontrini fiscali fasulli

14 Luglio 2014

Sono in vacanza e ho scoperto che in quasi tutti i ristoranti e i tavoli dei bar quando chiedi il conto te ne portano uno che sembra uno scontrino fiscale ma che non lo è, infatti in fondo, in piccolo c'è scritto "richiedi lo scontrino fiscale alla cassa".

Se te ne accorgi e, dopo aver pagato, chiedi lo scontrino fiscale te lo portano, ma poichè i turisti stranieri non sanno interpretare quell' avviso e pochissimi italiani se ne accorgono, e ancor meno hanno voglia di andare a fare gli "antipatici" reclamando lo scontrino fiscale, con questo sistema si attua una vastissima evasione fiscale!

Ieri sera durante la finale del mondiale il ristorante era stracolmo e nessun cameriere, per quel che ho notato, ha portato ai clienti il vero scontrino fiscale, neppure quando tornava da loro con il resto. I clienti pagavano, prendevano il resto e se ne andavano tranquilli, inconsapevoli di essere complici di una evasione fiscale.

edificio di culto multi religioso

13 luglio 2014

Qualche giorno fa è stata pubblicata la notizia che a Berlino stanno raccogliendo i fondi per costruire un edificio di culto multi religioso. Ad oggi la notizia la trovate qui. L'edificio è stato chiamato "The House of One" ed ha un proprio sito web.
Già undici anni fa ebbi la stessa idea e quindi sono molto felice perchè, evidentemente, qualcuno la pensa come me.
Allora scrissi la mia idea alla rivista online Il Dialogo, e ad oggi, la mia lettera è ancora on line, ma per quando non lo sarà più, eccone il testo e la risposta del direttore della rivista.


In un periodo storico come quello attuale, in cui chi fomenta l’ odio interreligioso fa strage di fedeli delle altre religioni, sarebbe meraviglioso costruire un "epicentro" mondiale del dialogo tra le religioni. e quindi della pace.

Il simbolo più forte e potente sarebbe certamente la costruzione e la consacrazione di un edificio che accolga al suo interno luoghi di preghiera e di culto di molte religioni.

Questo edificio, che si innalzerebbe a simbolo, ed esempio vivo, di pace e fratellanza interreligiosa potrebbe ospitare, oltre ai luoghi di culto veri e propri, anche attività culturali legate alle religioni in esso presenti (centri studi, parrocchie, biblioteche, librerie e quant’ altro) e attività interreligiose come quelle rivolte alla pace, alla conoscenza ed al rispetto reciproci.

L’ edificio dovrebbe essere vero centro di fede, pulsante di vita, di cerimonie religiose e di attività connesse alle religioni. In esso dovranno veramente aver luogo tutti i riti delle singole religioni ospitate. Per esempio il venerdì ci sarà il rito musulmano, il sabato quello ebraico e la domenica quello cristiano. Nei giorni di festa comune le cerimonie saranno contemporanee.

La proprietà e la gestione dell’ edificio dovrebbero essere affidate a un "consorzio" delle religioni ospitate in modo da rendere evidente a tutti che esse sono capaci di lavorare insieme per il bene comune.

Quali religioni ?

Il problema basilare è la scelta delle religioni che saranno presenti nell’ edificio. Sarebbe bello che ci potessero essere tutte, ma forse ciò non sarà possibile o opportuno.

Dividere lo spazio a disposizione in molte parti uguali non è possibile a causa dello spreco di spazio che si causerebbe: lo spazio dedicato alle religioni che a Roma hanno molti fedeli sarebbe insufficente per accogliere i numerosi fedeli mentre lo spazio dedicato a ciascuna delle religioni che a Roma hanno pochi fedeli sarebbe inutilizzato. Si potrebbe evitare lo spreco dedicando alle religioni numericamente meno presenti a Roma degli spazi più piccoli rispetto a quelli delle religioni "maggiori", ma ciò potrebbe essere inopportuno dato che molte di esse sono religioni importanti e molto seguite in altre parti del mondo.

Sicuramente ci vogliono le tre religioni "del libro": Cristiana, Musulmana ed Ebraica. Dato i gravissimi fatti di violenza che succedono in India tra musulmani ed indù, si dovrebbe aggiungere l’ Induismo.

Avendo solo queste quattro religioni, l’ edificio potrebbe essere intitolato alla pace tra le religioni, essendo queste le religioni che gli estremisti vogliono porre in conflitto tra loro. Questa motivazione potrebbe felicemente giustificare l’ assenza delle altre religioni.

La forma dell’ edificio

Se si vuole che l’ edificio sia simbolo di pace tra le religioni è impensabile che alcune abbiano più spazio a disposizioni di altre e quindi ogni luogo di culto deve necessariamente avere lo stesso spazio e la stessa dignità di tutti gli altri.

Un edificio a forma circolare costituito di settori della stessa ampiezza, ciascuno dedicato a luogo di culto di una religione, potrebbe essere una soluzione molto simbolica e di facile realizzazione.

Un edificio sferico, rappresentando il mondo intero, potrebbe essere più simbolico se pur più costoso. Al piano terra ci potrebbero essere i luoghi di culto, mentre ai piani superiori ci sarebbero gli spazi culturali.

Lo spazio di ciascuna religione dovrà essere progettato ed arredato secondo le regole, gli usi ed i costumi della religione stessa. Sarebbe estremamente bello e fortemente simbolico se gli spazi degli "officianti" fossero contigui o addirittura in comunicazione. Nel caso di edificio a pianta circolare il centro potrebbe svolgere questa funzione.

Si potrebbe scegliere di evidenziare la presenza delle varie religioni innalzandone all’ esterno quelle figure architettoniche che le caratterizzano come il campanile e il minareto. Oppure si potrebbe scegliere una architettura neutra ed unificante che prescinda dalle forme caratteristiche delle singole religioni.

Dove ?

La scelta migliore sarebbe, ovviamente, Gerusalemme, ma la situazione politica e militare la rende, purtroppo, impraticabile. Il suo posto può essere degnamente preso da Roma. La città eterna ha infatti le carte in regola avendo già operato in direzione della pace e della convivenza internazionale ospitando da lungo tempo convegni sulla comprensione reciproca, sulla pace ed essendosi ripetutamente proposta quale sede di colloqui di pace. Roma, inoltre, è la sede della religione Cristiana, il cui massimo esponente si è recato a pregare in Moschee ed in Sinagoghe dove ha persino formalmente chiesto scusa per i passati odi e le antiche guerre di religione.

Per evitare che l’ edificio diventi un vuoto e sterile monumento alle religioni, esso dovrebbe essere facilmente raggiungibile dai fedeli e quindi dovrebbe essere costruito in città e non in qualche periferia commerciale raggiungibile solo da chi ha l’ automobile

Fattibilità economica

Le religioni che saranno ospitate nell’ edificio comune sono le principali al mondo, quelle con più fedeli in assoluto e quelle con più Stati che si dicono orientati ai loro principi. Per tale motivo, dato l’ evidente ed incontestabile segno di pace e di speranza che l’ edificio rappresenta, non sarà difficile avere sufficienti finanziamenti dalle comunità religiose, dai governi e dalle organizzazioni di tutto il pianeta.


Risponde il direttore

Caro Lombardi,
la tua lettera mi ha fatto sognare un mondo senza più odio, violenza, sopraffazione dell’uomo sull’uomo. E la tua lettera mi ha riportato alla mente il colloquio fra Gesù e la donna samaritana al pozzo di Giacobbe, quando Gesù dice: “Credimi donna è giunto il momento in cui né su questo monte né in Gerusalemme adorerete il Padre. ... Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori”.(Gv 4,21-24).

La tua idea di un tempio comune a tutte le religioni equivale all’idea di Gesù di non avere alcun tempio dove adorare Dio, al superamento del tempio come luogo dove avviene l’incontro con il sacro ed in definitiva al superamento dello stesso concetto di sacro. Al contempo la tua idea esprime la profonda aspirazione alla pace che alberga nel cuore di tutti gli uomini se solo la sapessero ascoltare.

Non so se qualcuno possa essere disposto a realizzare una idea come quella che tu proponi. Qualcosa di simile comunque già esiste e si trova a Napoli dove c’è una cappella denominata della “Riconciliazione”, voluta dal card. Ursi, dove ogni confessione cristiana e l’ebraismo hanno un proprio simbolo di fede. E’ una esperienza che sicuramente è coinvolgente perché tende a porre il proprio simbolo di fede in posizione relativa rispetto a quello degli altri e questo è sicuramente un passo importante per superare il fondamentalismo che tende invece ad affermare l’assolutezza della propria via alla salvezza.

Pubblicheremo perciò senz’altro la tua lettera sul nostro sito sperando che qualcuno voglia raccoglierla.
Cordiali saluti
Giovanni Sarubbi
Giovedì, 27 novembre 2003

vincolo di mandato nelle Commissioni Parlamentari?

13 Giugno 2014

Il rapporto tra elettorato e Parlamentare è senza vincolo di mandato anche poichè non esiste nessun modo certo per verificare se le scelte del Parlamentare sono di volta in volta in linea con la mutevole volontà del suo corpo elettorale, essendo quest'ultimo costituito da persone ignote.

Invece il rapporto tra gruppo parlamentare e membro di commissione è fiduciario e con un chiaro vincolo di mandato: rappresentare la volontà del gruppo in seno alla commissione. Se non fosse così i membri sarebbero estratti a sorte e non nominati. La volontà del gruppo parlamentare può mutare nel tempo, ma è facilmente verificabile essendo i gruppi formati da persone note.

E' a causa di tale rapporto fiduciario che durante i lavori delle commissioni ciascun membro deve portare avanti la linea del gruppo parlamentare che rappresenta, sempre che essa sia democraticamente espressa.

Naturalmente anche i membri di commissione devono poi poter esercitare il loro libero voto in Aula, qui si senza vincolo di mandato!

(destituzione di Corradino Mineo dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato da parte del gruppo PD)

i raccolti avvelenati vanno distrutti

3 Marzo 2014

Come consumatore mi sentirei garantito solo se i raccolti della terra dei fuochi di cui si vieta il commercio fossero distrutti direttamente sui campi dai buldozer o dai lanciafiamme dell'esercito.
Sono infatti certo che altrimenti tali prodotti agricoli, anche quelli dei prossimi anni, saranno illegalmente raccolti e commercializzati dalla camorra.

bicameralismo perfetto

7 Febbraio 2014

Mi dispiace sentire dire dall'attuale vertice del PD che solo in Italia abbiamo il bicameralismo perfetto perchè anche USA e Francia hanno due Camere con equali poteri legislativi e quindi anche lí ogni legge deve essere approvata da entrambe le Camere. Se le Istituzioni di Francia ed USA funzionano bene significa che il malfunzionamento delle nostre Istituzioni non può essere imputato al bicameralismo perfetto e io credo che non dipenda neppure da altri aspetti dell' assetto costituzionale. Credo invece che tutti i problemi siano causati dal nostro ceto politico il quale infarcisce le Istituzioni e la Pubblica Amministrazione di persone raccomandate, incapaci, disoneste, corrotte o facilmente corruttibili.

mastrapasqua

28 Gennaio 2014

Nell' intervista pubblicata ieri (27 Gennaio '14) su Repubblica, uno dei massimi dirigenti dello Stato ha dichiarato che se la sua attività professionale presso lo studio di famiglia fosse stata incompatibile con il suo attuale ruolo di presidente dell'INPS, l'avrebbe intestata alla moglie.

Se ne deduce che non avrebbe interrotto l'attività diventata incompatibile ma che avrebbe usato un ignobile trucco formale al fine di non rispettare lo spirito della Legge. La cosa forse peggiore è che lo ammette bellamente come se sfuggire alle limitazioni imposte dalla Legge sia per lui la cosa più normale.

Questa ingenua ammissione non significa certo che egli nelle sue attività pubbliche o private davvero agisca, abbia mai agito, o agirà mai contro lo spirito della Legge, ma certo autorizza la pubblica opinione ad avere dei dubbi circa le qualità morali delle persone che dirigono l'Amministrazione dello Stato.

2 per mille dell'IRPEF

1 Giugno 2013

Il Governo propone che i cittadini finanzino i partiti con il due per mille della loro IRPEF e propaganda ciò come fine del finanziamento pubblico dei partiti.

In realtà sarà la fine dei rimborsi elettorali (inventati per neutralizzare il risultato referendario che aboliva il finanziamento pubblico dei partiti), ma anche col nuovo sistema sarà lo Stato a finanziare i partiti.

Vediamo perchè: l'IRPEF è l'imposta che le persone fisiche pagano allo Stato, quindi è dello Stato e non più dei contribuenti. I cittadini con il meccanismo delle quote del tot per mille sull'IRPEF non pagano un euro in più, quindi in realtà essi obbligano lo Stato a versare quel tot per mille a chi scelgono loro. Ovviamente lo Stato ci rimette perché deve privarsi di una quota del gettito fiscale. E' il sistema con cui da anni lo Stato finanzia le confessioni religiose (otto per mille) e gli enti che svolgono attività socialmente rilevanti (cinque per mille).

Il fatto che, con una palese alterazione della verità, la nuova legge sia stata da tutti presentata come "la fine del finanziamento pubblico ai partiti" evidenzia come ormai la politica e l'informazione giochino con le parole alterando e manipolandone il significato. Chi ha letto 1984 di Orwell ricorda che questo meccanismo era utilizzato dal grande fratello per mantenere il proprio potere. Anche nella Fattoria degli Animali avveniva la stessa cosa: coloro che esercitavano il potere si definivano più uguali degli altri, alterando il significato dell'aggettivo "uguale".

Siamo ormai in una situazione nella quale i politici, sapendo di mentire, dicono cose palesemente false ai cittadini e alla stampa. E i cittadini e la stampa, anche quando riconoscono tali parole come false, anzichè ribellarsi di essere trattati come stupidi, le accettano passivamente. Viviamo quindi in una grande commedia degli inganni nella quale la ricerca della verità è impossibile e, svincolato da ogni principio di realtà, nessuno deve mai rendere conto di niente a nessuno. E' il paradiso dei politici bugiardi e dei poteri forti loro amici.

voto elettronico

1 Marzo 2013

Per parlare di voto iniziamo da questa corta storiella...

C'era una volta una antico popolo la cui legge permetteva al re di comandare fintanto che aveva il gradimento della maggioranza dei capitribù. Poiché erano popolazioni molto violente che pur di comandare erano disposte a tutto, decisero che per evitare minacce, ritorsioni o vendette, il gradimento o il mancato gradimento di ciascun capotribù fosse mantenuto segreto a chiunque, re e altri capitribù compresi. Ogni quarantotto lune i capotribù andavano dal re e, nascosti da un paravento per non essere da lui riconosciuti, gli dicevano in un orecchio se lo volevano ancora oppure no. Naturalmente nessun altro poteva sentire nulla di queste conversazioni. Alla fine il re comunicava i risultati e, indovinate un po', veniva sempre riconfermato!

Probabilmente non è mai esistito un popolo così sciocco come quello appena descritto, però oggi rischiamo di emularne l'ingenuità perché, se e quando useremo il voto elettronico in politica, chi gestirà le operazioni di voto potrà dire chi ha vinto le elezioni senza che nessuno abbia alcuna possibilità di reale verifica, proprio come faceva il re dell'ipotetico antico regno sopra descritto.

Sembra strano ma è così. Se siete interessati, e liberi da ogni pregiudizio filo-tecnologico, seguite pure la lettura.

Si pensa che votare elettronicamente sia come una gigantesca e contemporanea azione bancomat nella quale ciascun elettore effettua la propria transazione a favore di un partito o di un altro. Purtroppo questa visione è errata poiché le transazioni economiche sono nominative mentre i voti non lo possono essere. È una piccola differenza ma le sue conseguenze sono, come vedremo, enormi.

Il bello delle transazioni economiche è che chiunque può verificarne la correttezza se ne conosce i dati iniziali ed il procedimento da applicare per ottenere il risultato finale. Ad esempio porto il mio conto corrente: conosco il saldo iniziale e il valore della transazione, sommando i due ottengo quello che mi aspetto sia il saldo risultante. Se la banca me ne presenta uno differente posso certamente contestarlo.

Il brutto delle elezioni politiche è che i singoli voti debbono essere e rimanere segreti per chiunque, compreso colui che li conta. Possiamo essere sicuri di ciò solo se non esistere alcun collegamento voto-elettore, ma l'assenza di tale legame implica che nessun voto possa mai essere verificato confrontandolo con la volontà espressa durante le elezioni dal suo elettore. Questo per due motivi:

  • di nessun voto conosciamo il nome di chi l'ha votato e quindi non sappiamo a chi chiedere di verificare se corrisponde davvero a quanto votato;
  • anche avessimo un modo per individuare l'elettore che ha espresso ogni singolo voto e gli chiedessimo di confermare il voto, chi ci assicura che egli non dica il falso? Potrebbe rinnegare il suo voto o perché ha cambiato idea o magari per cercare di fare annullare l'intera votazione.

Potremmo pensare di confermare i risultati di una prima votazione con una seconda votazione ma non avrebbe molto senso perché nessuno ci potrebbe mai garantire che eventuali discordanze tra i risultati non siano dovute a cambiamenti di idea dei votanti.

La verità è che nei processi elettivi con voto segreto dobbiamo accettare qualsiasi risultato ci venga comunicato da chi svolge le operazioni di voto. Questa limitazione non causerebbe alcun problema se vivessimo in un mondo di anime candide nessuna delle quali aspirasse al potere o all'arricchimento, ma la storia insegna che non è così e quindi dobbiamo poterci fidare dei risultati elettorali.

Se non possiamo verificare i singoli voti, per fidarci dei risultati elettorali è almeno necessario fidarci delle procedure di voto ed è per questo che fino ad oggi abbiamo utilizzando procedure di voto ampliamente verificabili e puntualmente verificate da tutti gli aventi interesse.

Fino ad oggi abbiamo chiamato "democratiche" quelle elezioni che garantiscono la correttezza dei risultati mediante l'utilizzo di voti singolarmente visibili ad occhio nudo (le schede cartacee) e mediante procedure di voto e di calcolo anch'esse visibili e sottoposte al controllo democratico "a vista" ad ogni livello: dalla distribuzione delle schede alle procedure di autenticazione delle schede nel seggio, dall'identificazione degli aventi diritto al voto alla presenza dei rappresentanti di lista durante le procedure di voto e alla custodia dei luoghi di voto da parte delle forze dell'ordine e, volendo, dei rappresentanti di lista, ecc.

Ora il voto elettronico è entrato nell'agone politico italiano e, seppure utilizzato solo internamente ad un nuovo movimento, con questa modalità di voto sono stati selezionati circa 150 dei quasi mille parlamentari italiani. E' bene quindi interessarsi del voto elettronico e delle conseguenze che avrebbe in un suo eventuale uso a larga scala.

I problemi derivanti dalla segretezza dei voti non diminuiscono utilizzando il voto elettronico nel quale i voti sono costituiti da informazioni memorizzate su un supporto informatico.

Proprio come nel voto cartaceo, nel quale non sono verificabili le schede votate, anche nel voto elettronico i voti, se davvero mantenuti anonimi, non sono verificabili. Ma contrariamente al voto cartaceo le procedure di raccolta e memorizzazione dei voti elettronici sono nascoste ad ogni controllo visivo e quindi potremmo non accorgerci di eventuali errori o brogli avvenuti durante la raccolta dei voti o durante la loro memorizzazione.

Contrariamente al voto cartaceo, nel quale la procedura di calcolo dei risultati è verificabile avvenendo sotto gli occhi di tutti, nel voto elettronico il calcolo dei risultati avviene in uno o più computer ad opera di programmi informatici. Anche in questa fase potremmo non accorgerci di eventuali errori o brogli.

Pertanto per garantire un corretto risultato elettorale elettronico (con voto segreto) si deve essere certi che i programmi informatici utilizzati per raccogliere e memorizzare i voti, come anche i programmi che calcolano i risultati, siano onesti e ben scritti. Si deve inoltre essere certi che in nessuna parte della rete che realizza il voto elettronico ci siano virus informatici, hacker in azione, cadute di linea, interferenze di segnali o interruzioni di corrente, perché a fronte di dati non verificabili siamo costretti ad accettare ad occhi chiusi qualsiasi risultato elettorale elettronico.

Aggiungete poi che il sistema di voto elettronico è necessariamente gestito, più o meno direttamente, dai Governi in carica che pertanto hanno la ovvia possibilità tecnica di effettuare interventi dolosi per falsare ogni informazione memorizzata nei sistemi elettorali. I Governi, oltre a poterlo tecnicamente fare, avrebbero interesse a manipolare il risultato elettorale perché da esso discende il loro futuro politico e quindi anche il futuro economico dei gruppi di pressione e dei poteri forti che essi rappresentano.

Ma quale possibilità di controllo ha la società civile su un complesso sistema di elaborazione dati che identifica gli elettori, ne raccoglie i voti garantendone l'assoluto anonimato, che ne protegge gli anonimi voti da modifiche illegittime proveniente dalla rete, che ne conta correttamente i voti pur sapendo a priori che qualsiasi risultato non sarà verificabile?

Può essere che nel XXI secolo la democrazia si possa basare su risultati elettorali non verificabili, ma dobbiamo essere ben consci di quanto stiamo facendo perché le dittature per instaurarsi o perpetuarsi di solito usano mezzi violenti, ma il potere può essere preso e mantenuto anche in modo non violento facendo uso di brogli elettorali. Qualora tali brogli non fossero visibili, noi cittadini non ci accorgeremmo neppure di vivere in una dittatura poiché continueremmo a votare, ignari di farlo inutilmente.

Per approfondire la tematica del voto elettronico in politica, nel 2002 ho creato il sito www.electronic-vote.org nel quale potete trovare ulterori argomentazioni.

tasse

20 Ottobre 2012

Non pagare le tasse non è una furbizia ma una cosa estramamente grave. Infatti mentre i furti danneggiano una sola persona, l'evasione fiscale danneggia tutti i cittadini, colpendo in particolare quelli più deboli economicamente poichè diminuendo le risorse dello Stato, limita i servizi che lo Stato può offrire loro.

una "targa" per i poliziotti

16 Novembre 2012

Gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine avvenuti due giorni fa durante lo sciopero europeo contro le misure economiche prese dai governi, non sono certo gravi come quelli avvenuti durante il G8 di Genova del 2001, ma mi hanno ricordato una lettera che scrissi allora e che fu pubblicata a pag. 57 del numero speciale del settimanale "Diario" del 3 Agosto 2001, dedicato proprio a quanto avvenuto a Genova.
Voglio riproporla poichè, nonostante siano passati dieci anni, è ancora attuale.

Suggerisco che tutte le forze dell'ordine, quando il loro volto debba essere nascosto a scopo protettivo, abbiano ben visibile sui caschi un numero, una "targa" che possa consentire ai loro superiori e alla magistratura di individuare la persona che lo indossa. A Genova abbiamo visto lo scatenarsi della violenza cieca di uomini il cui volto era nascosto. Era nascosto quello dei black bloc, ma era nascosto anche quello di poliziotti, carabinieri e finanzieri. Non possiamo identificare coloro che hanno incendiato auto, negozi e bancomat, ma non possiamo neppure identificare quei pubblici ufficiali in servizio che, forti del fatto di non poter essere identificati poiché nascosti da caschi celesti, blu o verdi, hanno fatto violenza gratuita su persone inermi.

foto di G8 Genova 2001 lettera G8 Genova 2001

legge elettorale

13 Novembre 2012

Negli ultimi vent'anni (dal referendum sul proporzionale in poi) abbiamo modificato la legge elettorale lasciando inalterato l'assetto cotituzionale e così facendo abbiamo creato uno sbilanciamento di potere. Abbiamo infatti innestato un Presidente del Consiglio molto forte, poichè eletto direttamente dal popolo, su una struttura istituzionale basata sulla collegialità piuttosto che sulla predominanza di singole persone. Basti ricordare che il termine Presidente del Consiglio altro non è che l'abbreviazione di Presidente del Consiglio dei Ministri. Da un primus inter pares egli è diventato, di fatto ma non di diritto, un Premier che domina le altre Istituzioni.

Per non parlare della fiducia che inizialmente il Presidente del Consiglio deve chiedere al Parlamento. Come puoò essergli negata se il richiedente ha una legittimità democratica maggiore del concedente in quanto diretta espressione della volontà popolare?

Tutto ciò per dire che la legge elettorale, stabilendo di fatto i rapporti di forza tra le Istituzioni, dovrebbe essere strettamente collegata all'assetto isttuzionale definito in Costituzione. Dovrebbe quindi essere parte della Costituzione o almeno assurgere a rango di legge Costituzionale e dovrebbe essere modificata solo insieme alla modifica dell'assetto istituzionale complessivo.

La "fissità" della legge elettorale servirebbe anche ad impedire che il Parlamento la modifichi a secondo delle previsioni elettorali, al solo scopo di impedire o limitare il successo di determinate forze politiche che si temono, come sta accadendo in questi giorni.

costi della classe politica

16 Settembre 2012

E' giusto che i cittadini eletti per rappresentantare altri cittadini siano stipendiati dallo Stato. Se così non fosse potrebbero candidarsi solo persone ricche o perlomeno persone che non necessitano del proprio lavoro per mandare avanti la famiglia.

Le cariche elettive devono permettere a chi le ricopre di dedicarsi con tranquillità alla politica e all'amministrazione della cosa pubblica ma non devono servire a migliorare il suo livello economico.

E' pertanto ovvio che lo stipendio pagato dallo Stato ai politici non può essere tale da permettere loro una vita lussuosa e non dovrebbe essere superiore a quello di un dipendente pubblico di medio livello. Penso che per un politico, anche per un Parlamentare, ricevere quanto percepisce un professore di liceo con molta anzianità sarebbe sufficente, anche perchè lo Stato potrebbe farsi direttamente carico dei costi delle sue attività politiche. Ai Parlamentari costretti a vivere lontano da casa per adempiere il proprio dovere, lo Stato da in uso dignitosi appartamenti a Roma ma, al pari di tutte le ditte private e tutte le amminsitrazioni pubbliche, non gli paga alcun viaggio da/verso casa.

Anche per quanto riguarda la pensione i politici dovrebbero essere trattati come qualsiasi altro dipendente dello Stato: i versamenti contributivi sono a carico del datore di lavoro ma coprono solo gli anni "lavorati" e non danno diritto a particolari trattamenti pensionistici. Il trattamento previdenziale di chi è stato politico dovrebbe essere quello dei comuni cittadini: al raggiungimento dell'età pensionabile va in pensione con lo stesso trattamento pensionistico che avrebbe chiunque altro al suo posto.

Solo in questo modo la politica verrà intesa dalla gente come servizio agli altri e non come mezzo per avere super stipendi, vitalizi o super pensioni.

stipendio dei politici

16 Settembre 2012

E' giusto che i cittadini sostengano con le proprie tasse i costi della politica, altrimenti essa sarebbe appannaggio esclusivo dei ricchi, però oggi il termine "costi della politica" indica i "costi della classe politica", intendendo il mantenimento di una intera classe sociale, mentre dovrebbe indicare solo i "costi dell'attività politica".

Sembra una questione da poco, ma non lo è affatto, specie per noi cittadini che paghiamo.

Con il termine i "costi della classe politica" si intendono le cene a base di ostriche, le cravatte di seta, gli investimenti all'estero, le auto lussuose, lo stile di vita da nababbi, le assicurazioni gratuite e tutto quanto da anni conosciamo ormai fin troppo bene.

Invece per i "costi dell'attività politica" io intendo i costi del funzionamento dei partiti, dell' organizzazione di convegni e manifestazioni, della stampa di volantini e delle campagne mediatiche finalizzate a promuovere le idee dei partiti. Intendo gli aiuti a quei giornali d'opinione che pur avendo una certa tiratura (vera ed accertata) non potrebbero sostenersi solo con le regole del mercato pubblicitario. Tra i costi del funzionamento dei partiti posso includere le spese per l'affitto di un numero di sedi in proporzione ai voti di ciascun partito e, magari, per il pagamento del traffico telefonico e di internet di ciascuna sede. Posso anche includere lo stipendio di un certo numero di funzionari, sempre in numero proporzionale ai voti di ciascun partito.

Io non voglio più pagare i "costi della classe politica" ma solo i "costi dell'attività politica".
Ma sono disposto a pagarli a patto che:

  1. lo Stato non dia più soldi ai partiti ma paghi direttamente fatture, bollette e stipendi.
  2. la vita interna dei partiti sia certificata in quanto a democraticità delle decisioni scelte ad ogni livello. Sono infatti disposto a finanziare il funzionamento dei partiti la cui azione politica è la sintesi dei desideri degli iscritti e dei simpatizzanti ma non le attività di quei partiti che in realtà sono solo casse di risonanza della volontà del loro capo, partiti nei quali le decisioni calano tutte e solo dall'alto.

marchio qualità contributiva

20 Ottobre 2012
io pago le tasse

Propongo la creazione di un marchio grafico che garantisce che chi lo espone crede nella legalità e, in particolare, riconosce ed assolve lealmente i propri doveri verso il fisco.

Esponendo questo marchio grafico gli esercenti di attività commerciali, artigiane e professionali comunicano e garantiscono ai propri clienti di essere sempre in regola con il fisco, anche per quanto riguarda i rapporti contrattuali verso gli eventuali dipendenti. L'esposizione del marchio assicura che:

  1. ai clienti verrà sempre emessa documentazione contabile esatta anche se a loro non necessita (e senza mai chiedere loro se la vogliono o meno);
  2. non saranno neppure presi in considerazione fornitori che non emettono documenti contabili o che li emettono per importi inferiori o per motivazioni diverse da quelle reali;
  3. non si utilizza lavoro "in nero" e nessuno dei mille sotterfugi che spesso la legge in materia permette;
  4. si smaltiscono i rifiuti nel modo più attento ed ecologico possibile e comunque sempre secondo tutte le norme vigenti.

Ne consegue che i cittadini/consumatori, diventando clienti di chi espone il marchio grafico:

  • sono sicuri di non essere complici dell' evasione fiscale di nessuno;
  • sono consapevoli di incrementare un'economia sana.

Con questo sistema si potrebbe creare un circuito di professionisti ed imprenditori in grado di attirare quei numerosissimi cittadini/consumatori che non vogliono essere "complici" di imprenditoria poco chiara.

Il marchio, che chiamo Marchio di Qualità Contributiva (MQC), è concesso su licenza da una associazione che si fa garante dei controlli nei confronti di coloro cui lo cede in uso. L'associazione può esercitare tali controlli in proprio oppure mediante un accordo con l'Amministrazione Finanziaria che sottoporrà gli esercenti MQC a controlli fiscali più frequenti. Questa certezza potrebbe essere anche "bilanciata" da un piccolo sconto fiscale qualore l'iniziativa del MQC fosse in qualche modo riconosciuto a livello legislativo dallo Stato.

Il MQC è corredato da un numero di serie ben evidente con il quale il chiunque può verificare sul sito WEB dell'associazione che il marchio sia stato effettivamente attribuito al negozio, all'artigiano o al professionista che lo espone e, in caso contrario, segnalarne l'abuso.

costi della politica

16 Settembre 2012

La politica, come qualsiasi altra attività umana, se svolta con competenza e passione è onerosa in termini di tempo ed è giusto che la collettività "paghi" questo tempo ai politici che si dedicano allo svolgimento della loro funzione. Se non fosse così potrebbero dedicarsi alla politica solo le persone benestanti che non necessitano di lavorare.

La politica, anche la più onesta e cristallina, è onerosa anche in termini economici poiché per convincere la pubblica opinione della bontà delle nostre idee, abbiamo bisogno di diffonderle mediante tutti i media, dalla radio alla televisione, dai giornali ad internet. Abbiamo anche bisogno di una struttura di persone che si dedichi a tale scopo, e sono i partiti politici. E' giusto che la collettività "paghi" queste spese altrimenti lo faranno o le persone estremamente ricche o i poteri forti, in ogni casi snaturando la natura democratica della politica.

Col termine i "costi dell'attività politica" intendo i costi del funzionamento dei partiti, dell' organizzazione di convegni e manifestazioni, della stampa di volantini e delle campagne mediatiche finalizzate a promuovere le idee dei partiti. Intendo gli aiuti a quei giornali d'opinione che pur avendo una certa tiratura (vera ed accertata) non potrebbero sostenersi solo con le regole del mercato pubblicitario. Tra i costi del funzionamento dei partiti posso includere le spese per l'affitto di un numero di sedi in proporzione ai voti di ciascun partito e, magari, per il pagamento del traffico telefonico e di internet di ciascuna sede. Posso anche includere lo stipendio di un certo numero di funzionari, sempre in numero proporzionale ai voti di ciascun partito.

Purtroppo è evidente a tutti che oggi il ceto politico, per mezzo delle leggi che fa, non pretende dalla collettività solo un rimborso della propria azione politica ma, spesso e volentieri, l'arricchimento personale e il mantenimento della famiglia e del clan.

Infatti gli scandali venuti a galla sulla gestione dei fondi dei partiti e dei gruppi consigliari hanno messo in luce gli illeciti guadagni personali, la vita da nababbi, gli investimenti in paesi esotici, l'acquisto di diamanti e lingotti d'oro, la sponsorizzazione di iniziative pseudo politiche o pseudo culturali che in realtà servono solo a ricompensare tutto un sottobosco di portaborse, politicanti di basso livello, nani e ballerine il cui unico scopo è mantenere "forte" nell'elettorato dei vari livelli amministrativi l' immagine dei politici.

I politici alimentano in questo modo l'esistenza di uno ceto sociale che non solo è praticamente improduttivo ma spesso è anche contiguo alla delinquenza, e talvolta ne è addirittura parte integrante. Un ceto che, avanzando nella società non grazie ai propri meriti ma alla protezione del politico, è esente dalle regole della meritocrazia e quindi inevitabilmente danneggia le realtà sane che, invece, si basano sul proprio valore e sulla leale concorrenza.

Quindi attualmente possiamo dire che noi cittadini non paghiamo solo i ma molto di più, i "costi dell'azione politica" ma i "costi della classe politica"!

Io non voglio pi pagare i "costi della classe politica" ma solo i "costi dell'attività politica".

Inoltre sono disposto a pagarli solo a patto che:

  1. lo Stato non dia più soldi ai partiti ma paghi direttamente fatture, bollette e stipendi.
  2. la vita interna dei partiti sia certificata in quanto a democraticità delle decisioni scelte ad ogni livello. Sono infatti disposto a finanziare il funzionamento dei partiti la cui azione politica è la sintesi dei desideri degli iscritti e dei simpatizzanti ma non le attività di quei partiti che in realtà sono solo casse di risonanza della volontà del loro capo, partiti nei quali le decisioni calano tutte e solo dall'alto.

Napolitano-Mancino

16 Agosto 2012

Tra marzo '92 e settembre '93 avvengono l'omicidio di Salvo Lima, le stragi di Capaci, di Via d'Amelio, di via dei Georgofili e di via Palestro e anche l'omicidio di don Puglisi.

In quel periodo (giugno '92 - aprile '94) Presidente della Camera era Giorgio Napolitano e Ministro dell'Interno era Nicola Mancino.

Se davvero c'è stata una trattativa tra Stato e mafia, dove per Stato si intendono i vertici delle Istituzioni, allora logica vuole che i Presidenti delle Camere e il Ministro degli interni ne fossero, come minimo, a conoscenza.

Forse non è solo per una questione di principio che Giorgio Napolitano vuole che siano distrutte le registrazioni delle telefonate in cui risponde ad un Nicola Mancino molto preoccupato per la piega presa dalle indagini sulla trattativa con la mafia.

stop ai derivati

8 Novembre 2011

Intere nazioni sono sotto il tiro della speculazione finanziaria e i cittadini del mondo non sanno come difendersi.

Forse non è necessario armarsi di forconi e fare la rivoluzione, ma è sufficente impedire l'uso delle operazioni finanziarie pi` sfacciatamente speculative, quelle che traggono profitti dalla discesa dei valori e degli indici.

Se chi dispone del denaro non può pi` investirlo in speculazioni di borsa ribassiste sarà costretto ad investire il proprio denaro in attività che hanno legami con la realtà produttiva e sarà interessato a che tali attività vadano sempre meglio.

Pertanto propongo che in borsa siano resi illegali per un lungo periodo di tempo (almeno dieci anni) le vendite allo scoperto (short selling in inglese) e gli strumenti derivati (future, warrant, opzioni, ..).

Metterli al bando non sarà facile, stante la contrarietà di tutte le lobbies finanziarie del mondo. Ma le lobbies non rappresentano neppure l' 1% della popolazione, quindi Parlamenti e Governanti hanno tutta la legittimità democratica per attivare il bando perchè così facendo vanno incontro ai bisogni del 99% della popolazione!